Da oltre 25 anni le strategie diagnostiche per il melanoma, tumore maligno della pelle che sta diventando sempre più comune nella popolazione, sono in continuo sviluppo, al fine di ottimizzarne i risultati. Diagnosi precoce basata sull’esperienza medica, affiancata ad innovativi approcci digitali, rappresentano la strategia migliore per ridurre la mortalità a causa del melanoma.
Il melanoma è il più aggressivo tumore della pelle, ritenuto fino a pochi anni addietro una neoplasia piuttosto rara ma che ora sta mostrando una costante crescita nei casi identificati ogni anno. Negli Stati Uniti infatti il melanoma presenta un tasso di crescita più elevato di qualunque altro tumore.
Il melanoma colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra i 30 ed i 60 anni, risultando decisamente più frequente nei soggetti di origine europea, con pelle più chiara.
Il melanoma è un tumore maligno che si origina dai melanociti, specifiche cellule della cute deputate alla sintesi di melanina, sostanza che esercita una funzione protettiva dai raggi solari.
RECENTI SCOPERTE
Recentemente sono stati presentati i risultati di uno studio che dimostrano l’efficacia di un anticorpo monoclonale (ipilimumab) nell’attivare il sistema immunitario contro il melanoma. Questo può portare ad un significativo miglioramento nella sopravvivenza dei pazienti in fase avanzata di malattia.
Inoltre, un gruppo di ricercatori californiani è riuscito ad identificare per la prima volta una ristretta ma altamente specifica popolazione di cellule indifferenziate, di tipo staminale, responsabile dello sviluppo del melanoma.
STRATEGIE PER UNA DIAGNOSI PRECOCE
La prognosi del melanoma cutaneo, cioè la velocità di accrescimento della massa tumorale, è strettamente legata allo spessore che esso ha raggiunto nella pelle, al momento della diagnosi e della successiva asportazione. Negli Stati Uniti il melanoma allo stadio invasivo rappresenta il quinto e sesto tipo di tumore più frequentemente diagnosticato rispettivamente nell’uomo e nella donna.
Fare diagnosi precoce per questo tumore significa riuscire ad individuare delle crescite tumorali, a livello della cute, anche con uno spessore inferiore al millimetro. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di melanoma invasivo è aumentata dall’83% dei casi diagnosticati negli anni settanta fino al 93% dei casi identificati agli inizi del 2000.
Dal momento che l’approccio terapeutico primario per la cura del melanoma, cioè la sua rimozione chirurgica, non è sostanzialmente cambiato dal punto di vista tecnico, si ritiene che l’incremento nella sopravvivenza a 5 anni sia dovuto essenzialmente ad una più precoce diagnosi della malattia.
Diagnosi precoce e precisa, con un rapido trattamento chirurgico sono considerati i punti cardine per il successo nella cura del melanoma, come emerge dalla revisione degli approcci diagnostici per questo tumore che verrà pubblicata sulla rivista CA: A Cancer Journal for Clinicians.
Sebbene l’esame istologico, a seguito di biopsia cutanea, rappresenti la tecnica diagnostica più affidabile, fin dall’inizio si è cercato di sviluppare delle strategie non invasive, essendo questo uno dei pochi tumori che si sviluppa al di fuori dell’organismo.
Prima degli anni ottanta, la diagnosi di melanoma si basava sul riscontro macroscopico, e solitamente piuttosto infausto in termini di prognosi, di un sanguinamento della lesione cutanea.
Nel 1985, con l’intento di fare diagnosi più precoce, sono stati dettagliati dei precisi criteri morfologici, denominati con l’acronimo ABCD: Asimmetria; Bordi irregolari; Colore variabile; Diametro >6 mm.
La validità dei criteri ABCD è stata poi testata con successo in programmi di screening a livello della popolazione generale.
Negli anni novanta, la dermoscopia è stata applicata nella pratica diagnostica comune. Questa tecnica, attraverso l’impiego di un complesso di lenti che vengono avvicinate alla pelle, consente degli ingrandimenti fino a 10 volte, arrivando quindi ad analizzare strutture anatomiche al di sotto dell’epidermide fino alle papille del derma.
Nell’ultimo decennio, l’approccio digitale ha implementato la diagnosi dermoscopica nella pratica clinica. Attraverso l’impiego di specifici software di analisi d’immagine, la dermoscopia è stata informatizzata, permettendo anche la comparazione fra immagini diverse di lesioni cutanee, precedentemente depositate in apposite banche dati.
Vi sono inoltre alcuni studi in merito a specifici marcatori molecolari (espressione di RNA messaggeri) la cui presenza o assenza consente di discriminare fra lesioni cutanee benigne e melanomi.
Complessivamente, l’evoluzione tecnico-scientifica negli ultimi 25 anni ha portato ad un aumento nella sensibilità e nella specificità della diagnosi del melanoma. È comunque fondamentale che qualunque strumento tecnico diagnostico sia affiancato dalla conoscenza e dalla esperienza clinica, propria del medico dermatologo, al fine di ottimizzare la diagnosi precoce del melanoma.
(da Roberto Insolia - Comunicati-Stampa.net)
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giovedì 19 agosto 2010
giovedì 15 luglio 2010
Identificate cellule staminali responsabili del melanoma
Una ristretta ma altamente specifica popolazione di cellule staminali è responsabile del melanoma, il più aggressivo tumore della pelle.
Il melanoma rappresenta una delle patologie tumorali più aggressive in grado di colpire il nostro organismo: è il tumore della pelle che attualmente interessa oltre 100.000 persone nel mondo, la cui incidenza è aumentata del 15 per cento negli ultimi dieci anni
In Europa, il melanoma mostra tassi di incidenza più alti fra gli abitanti dei Paesi del Nord, con carnagione e occhi chiari. Annualmente in Italia, si ha l’identificazione di circa 10-12 nuovi casi ogni 100.000 abitanti.
L’esposizione solare intensa, soprattutto nelle ore più calde della giornata e spesso concentrata in poche settimane all’anno, rappresenta il più importante fattore di rischio.
PROGNOSI
La prognosi del melanoma cutaneo, cioè la velocità di accrescimento della massa tumorale, è strettamente legata allo spessore che esso ha raggiunto nella pelle, al momento della diagnosi e della successiva asportazione.
Negli ultimi anni la sopravvivenza a questo tumore è significativamente migliorata.
Attraverso capillari campagne di prevenzione e lo sviluppo di tecniche diagnostiche sempre più sensibili, è infatti possibile arrivare a fare diagnosi molto precocemente, quando cioè il melanoma non ha ancora raggiunto lo spessore di un millimetro. In questi casi la prognosi è molto favorevole, con tassi di sopravvivenza fra l’87% e il 97%. Nel momento in cui lo spessore della massa tumorale è superiore ai tre millimetri, la sopravvivenza può scendere al 50%.
CELLULE STAMINALI TUMORALI
Per definizione, la cellula staminale è una cellula altamente indifferenziata, con spiccate capacità replicative che la rendono virtualmente immortale.
Tradizionalmente, il meccanismo patogenetico alla base dello sviluppo tumorale prevede l’accumulo di una serie di mutazioni casuali, a livello del DNA della cellula, che in ultimo portano la cellula stessa ad una replicazione incontrollata.
Si ritiene che la cellula staminale tumorale, detta anche cellula zero, costituisca l’origine stessa di questo processo, rappresentando l’ultimo e più maligno baluardo del tumore nei confronti delle terapie farmacologiche.
Queste cellule staminali, pur rappresentando una parte minoritaria del pool di cellule tumorali, presentano un tasso di crescita molto inferiore rispetto al resto della massa tumorale. Questa aspetto consente loro di eludere l’azione della maggioranza dei farmaci antitumorali.
Quindi, dopo l’apparente eradicazione del tumore e la sospensione della terapia farmacologica, le cellule staminali tumorali sono in grado di replicarsi, generando velocemente nuove cellule cancerogene. Nella maggior parte dei casi, addirittura queste nuove cellule danno origine ad un tumore anche più aggressivo del primo.
CELLULE STAMINALI NEL MELANOMA
Fino ad oggi, non erano state identificate le cellule staminali all’interno del melanoma.
Un gruppo di ricercatori della Stanford University School of Medicine in California ha pubblicato sulla rivista Nature la prima identificazione di cellule, classificabili come staminali, all’interno del melanoma, il più aggressivo tumore della pelle.
La molecola CD271 è stata infatti usata come lo specifico marcatore della presenza delle cellule staminali nel melanoma.
Le cellule staminali, CD271 positive sulla loro membrana, risultano invece prive di altre molecole, impiegate come specifici bersagli dei farmaci antitumorali, solitamente utilizzati nella cura del melanoma.
I ricercatori californiani hanno dimostrato le capacità replicative in senso tumorigenico delle cellule CD271 positive: infatti, queste cellule staminali sono in grado di generare un melanoma, da frammenti di cute umana trapiantati nel modello sperimentale del topo. Al contrario, cellule CD271 negative non sono in gado di generare alcun tessuto tumorale.
PROSPETTIVE FUTURE
Per lungo tempo si è pensato che l’aggressività e la resistenza alle terapia farmacologiche, proprie dei tumori, fossero dovute alle caratteristiche stesse delle cellule maligne.
Oggi, sia nel melanoma che in altri tumori, si sta gettando nuova luce sull’essenza stessa della loro malignità ed invasività.
All’interno della popolazione di cellule tumorali, vi è un gruppo esiguo di cellule staminali, certamente immune a molte terapie adottate finora ed in grado di generare nuove cellule cancerogene. La scoperta di queste staminali, consentirà di focalizzare la ricerca di nuove terapie testando direttamente la resistenza di queste cellule.
Dopo il recente annuncio al congresso mondiale di oncologia svoltosi a Chicago (46° Congress of the American Society of Clinical Oncology, ASCO) dell’efficacia di un anticorpo monoclonale (ipilimumab) nell’attivare il sistema immunitario contro il melanoma, complessivamente, a fronte anche delle nuove conoscenze sulle cellule staminale tumorali, si aprono nuovi e promettenti scenari per la terapia del più aggressivo tumore della pelle.
(da Roberto Insolia - Comunicati-Stampa.net)
Il melanoma rappresenta una delle patologie tumorali più aggressive in grado di colpire il nostro organismo: è il tumore della pelle che attualmente interessa oltre 100.000 persone nel mondo, la cui incidenza è aumentata del 15 per cento negli ultimi dieci anni
In Europa, il melanoma mostra tassi di incidenza più alti fra gli abitanti dei Paesi del Nord, con carnagione e occhi chiari. Annualmente in Italia, si ha l’identificazione di circa 10-12 nuovi casi ogni 100.000 abitanti.
L’esposizione solare intensa, soprattutto nelle ore più calde della giornata e spesso concentrata in poche settimane all’anno, rappresenta il più importante fattore di rischio.
PROGNOSI
La prognosi del melanoma cutaneo, cioè la velocità di accrescimento della massa tumorale, è strettamente legata allo spessore che esso ha raggiunto nella pelle, al momento della diagnosi e della successiva asportazione.
Negli ultimi anni la sopravvivenza a questo tumore è significativamente migliorata.
Attraverso capillari campagne di prevenzione e lo sviluppo di tecniche diagnostiche sempre più sensibili, è infatti possibile arrivare a fare diagnosi molto precocemente, quando cioè il melanoma non ha ancora raggiunto lo spessore di un millimetro. In questi casi la prognosi è molto favorevole, con tassi di sopravvivenza fra l’87% e il 97%. Nel momento in cui lo spessore della massa tumorale è superiore ai tre millimetri, la sopravvivenza può scendere al 50%.
CELLULE STAMINALI TUMORALI
Per definizione, la cellula staminale è una cellula altamente indifferenziata, con spiccate capacità replicative che la rendono virtualmente immortale.
Tradizionalmente, il meccanismo patogenetico alla base dello sviluppo tumorale prevede l’accumulo di una serie di mutazioni casuali, a livello del DNA della cellula, che in ultimo portano la cellula stessa ad una replicazione incontrollata.
Si ritiene che la cellula staminale tumorale, detta anche cellula zero, costituisca l’origine stessa di questo processo, rappresentando l’ultimo e più maligno baluardo del tumore nei confronti delle terapie farmacologiche.
Queste cellule staminali, pur rappresentando una parte minoritaria del pool di cellule tumorali, presentano un tasso di crescita molto inferiore rispetto al resto della massa tumorale. Questa aspetto consente loro di eludere l’azione della maggioranza dei farmaci antitumorali.
Quindi, dopo l’apparente eradicazione del tumore e la sospensione della terapia farmacologica, le cellule staminali tumorali sono in grado di replicarsi, generando velocemente nuove cellule cancerogene. Nella maggior parte dei casi, addirittura queste nuove cellule danno origine ad un tumore anche più aggressivo del primo.
CELLULE STAMINALI NEL MELANOMA
Fino ad oggi, non erano state identificate le cellule staminali all’interno del melanoma.
Un gruppo di ricercatori della Stanford University School of Medicine in California ha pubblicato sulla rivista Nature la prima identificazione di cellule, classificabili come staminali, all’interno del melanoma, il più aggressivo tumore della pelle.
La molecola CD271 è stata infatti usata come lo specifico marcatore della presenza delle cellule staminali nel melanoma.
Le cellule staminali, CD271 positive sulla loro membrana, risultano invece prive di altre molecole, impiegate come specifici bersagli dei farmaci antitumorali, solitamente utilizzati nella cura del melanoma.
I ricercatori californiani hanno dimostrato le capacità replicative in senso tumorigenico delle cellule CD271 positive: infatti, queste cellule staminali sono in grado di generare un melanoma, da frammenti di cute umana trapiantati nel modello sperimentale del topo. Al contrario, cellule CD271 negative non sono in gado di generare alcun tessuto tumorale.
PROSPETTIVE FUTURE
Per lungo tempo si è pensato che l’aggressività e la resistenza alle terapia farmacologiche, proprie dei tumori, fossero dovute alle caratteristiche stesse delle cellule maligne.
Oggi, sia nel melanoma che in altri tumori, si sta gettando nuova luce sull’essenza stessa della loro malignità ed invasività.
All’interno della popolazione di cellule tumorali, vi è un gruppo esiguo di cellule staminali, certamente immune a molte terapie adottate finora ed in grado di generare nuove cellule cancerogene. La scoperta di queste staminali, consentirà di focalizzare la ricerca di nuove terapie testando direttamente la resistenza di queste cellule.
Dopo il recente annuncio al congresso mondiale di oncologia svoltosi a Chicago (46° Congress of the American Society of Clinical Oncology, ASCO) dell’efficacia di un anticorpo monoclonale (ipilimumab) nell’attivare il sistema immunitario contro il melanoma, complessivamente, a fronte anche delle nuove conoscenze sulle cellule staminale tumorali, si aprono nuovi e promettenti scenari per la terapia del più aggressivo tumore della pelle.
(da Roberto Insolia - Comunicati-Stampa.net)
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